Viva la poesia! Lo dice anche il Papa. Ai primi di Marzo, proprio mentre Papa Francesco era ricoverato al Policlinico Gemelli di Roma per i noti problemi respiratori, è uscito nel colpevole silenzio dei media il suo libro ‘Viva la poesia!’ per le Edizioni Ares.
Un libro che raccoglie per la prima volta tutti gli scritti del Pontefice su poesia e letteratura, raccolti a cura di Padre Antonio Spadaro. Ma anche i versi letti con i suoi studenti quando era ancora insegnante di scrittura creativa in Argentina, e quelli citati di volta in volta durante gli Angelus domenicali.
Ma l’interesse di un Papa per la poesia non è un fatto nuovo. Papa Giovanni Paolo II non era solo un lettore , era anche un autore di poesie.
Papa Wojyila e la poesia
Karol Wojtyla non è stato infatti solo Papa: era anche poeta, drammaturgo e filosofo. Per quanto riguarda l’attività letteraria durata molti anni, le prime poesie risalgono al 1939 e sono firmate con pseudonimi. Interrotta negli anni Ottanta, la sua produzione poetica riprese e si concluse col Trittico Romano del 2002.
Tempo e spazio sono nei suoi versi costantemente trasfigurati un una dimensione metafisica, non avendo un luogo e un momento precisi e riconoscibili. Sono avvenuti , e lo saranno sempre. E questo basta.
Annegare, annegare! Piegarsi e poi lentamente salire
senza sentire in quel riflusso i gradini
sui quali si è discesi di corsa tremando-
solo l’anima, l’anima dell’uomo immersa
in una minuscola goccia
l’anima rapita dalla corrente
Per comprendere come in lui coesistessero una forte tensione spirituale con un’altrettanto forte tensione corporale e terrena, basta leggere questi versi sulla maturità, pregni di nostalgia per un antico vigore ma anche di matura e non rassegnata consapevolezza nell’accettazione del declino del corpo:
Maturità, uno scavo nel midollo segreto,
dell’immaginazione si afflosciano lembi come foglie
che non riusciranno a rispuntare sul tronco,
s’acquetano le cellule in cui ancora resiste
un ultimo vibrare dei sensi
e il corpo al suo culmine approda alle rive dell’autunno-
Pur essendo una poesia prevalentemente mistico-religiosa, tuttavia non lo è esclusivamente. Come esempio basti citare la raccolta La cava di pietra , dalla valenza fortemente autobiografica ( vi aveva lavorato durante l’occupazione nazista) in cui sottolinea la nobiltà del lavoro e la sua importanza nella vita dell’uomo
Le mani sono il paesaggio del cuore
Le mani spesso si spaccano
come burroni tra i monti, in cui rotolano forze indefinite.
Quelle mani che l’uomo apre soltanto
quando ormai sono sazie di fatica-
e vede allora che, grazie a lui solo,
gli altri possono camminare tranquilli
Papa Francesco e la poesia
Viva la poesia! Lo dice anche il Papa. Attraverso questo libro si conosce quale sia stato l’ampio panorama degli autori che hanno influenzato maggiormente la formazione di Papa Bergoglio: da Dante a Dostoevskij, da Virgilio a Borges, oltre a Tolkien, Hölderlin, e molti altri.
“Mi piace tanto la poesia… La poesia è piena di metafore. Comprendere le metafore aiuta a rendere il pensiero agile, intuitivo, flessibile, acuto. Chi ha immaginazione non si irrigidisce, ha il senso dell’umorismo, gode sempre della dolcezza della misericordia e della libertà interiore”. Così la pensa Papa Francesco.
Sulla copertina è stato usato l’accenno di uno scritto autografo inedito del Papa, contenuto per intero nel libro ,indirizzato a Padre Spadaro. Teologo e critico letterario, sottosegretario del Dicastero per la cultura e l’educazione, ha curato l’edizione del volume .
Nel biglietto Bergoglio invita a “recuperare il gusto per la letteratura nella nostra vita, ma anche nella formazione, altrimenti siamo come un frutto secco”. “La poesia ci aiuta tutti a essere umani, e oggi ne abbiamo tanto bisogno”.
Inoltre il Papa si augura che la poesia possa essere inserita nelle materie di studio previste nelle Università Pontificie. Chiude ‘Viva la poesia!’ un’intervista con uno degli alunni del Liceo nel quale Jorge Mario Bergoglio insegnava Lettere quando ancora non era sacerdote.
Dalla “Lettera ai poeti” di Papa Francesco
“Cari poeti, so che avete fame di significato, e per questo riflettete anche su come la fede interroga la vita. Questo “significato” non è riducibile a un concetto, no. È un significato totale che prende poesia, simbolo, sentimenti. Il vero significato non è quello del dizionario: quello è il significato della parola, e la parola è uno strumento di tutto quello che è dentro di noi.”
“Voi siete occhi che guardano e che sognano. Non soltanto guardano, ma anche sognano. Una persona che ha perso la capacità di sognare manca di poesia, e la vita senza poesia non funziona. Noi esseri umani aneliamo a un mondo nuovo che probabilmente non vedremo appieno con i nostri occhi, eppure lo desideriamo, lo cerchiamo, lo sogniamo.
“È quello che vorrei chiedere oggi anche a voi: andare oltre i bordi chiusi e definiti, essere creativi, senza addomesticare le vostre inquietudini e quelle dell’umanità. Ho paura di questo processo di addomesticamento, perché toglie la creatività, toglie la poesia. Con la parola della poesia, raccogliete gli inquieti desideri che abitano il cuore dell’uomo, perché non si raffreddino e non si spengano.
“Cari poeti, grazie per il vostro servizio. Continuate a sognare, a inquietarvi, a immaginare parole e visioni che ci aiutino a leggere il mistero della vita umana e orientino le nostre società verso la bellezza e la fraternità universale.”