Il terremoto del Sannio, il grave evento sismico che avvenne il 4 settembre 1293 con gravi conseguenze in tutta l’Italia meridionale.
Fu un forte evento sismico di magnitudo verificatosi nel distretto sismico del Sannio nel 1293, con probabile epicentro nella vallata di Cusano Mutri.
Le città più danneggiate furono Isernia e Bojano.
La scossa fu avvertita dall’Abruzzo alla Calabria e causò gravi danni e vittime soprattutto nei territori delle attuali province di Campobasso, Isernia, Benevento e Caserta.
Nella città di Napoli il terremoto provocò gravi danni alla chiesa di Santa Maria Donnaregina Vecchia.
La chiesa, ricostruita per volere della regina di Napoli Margherita d’Ungheria dopo il terremoto del 1292, conserva ampia parte del ciclo di affreschi, databili tra 1317 ed i tardi anni ’20, che la decoravano integralmente.
Attribuiti al pittore romano Pietro Cavallini, gli affreschi sono assegnati più convincentemente ad un gruppo di artisti formatisi a Roma, in Santa Cecilia in Trastevere, al fianco dello stesso Cavallini che venne chiamato alla corte di Carlo II d’Angiò e fu il grande anticipatore della venuta di Giotto a Napoli.
Un terremoto identico si verificò nel Sannio il 5 giugno 1688 alla vigilia della Pentecoste.
È stato un evento sismico che ha procurato ulteriori gravi danni ai territori compresi nell’attuale provincia di Benevento e in alcuni settori delle province finitime.
Molto gravi i danni anche a Napoli, distante circa 50 km dall’area dell’epicentro in direzione sud-ovest: tutti gli edifici della città subirono lesioni più o meno importanti e i crolli furono diffusi.
Dopo la scossa le strade cittadine apparivano ingombre di macerie e di detriti, moltissimi erano gli edifici che dovettero essere puntellati. Una trentina fra chiese e altri edifici religiosi furono gravemente danneggiati.
Pompeo Sarnelli, all’epoca Abate del collegio di Santo Spirito a Benevento e testimone oculare del terremoto del Sannio, così racconta i terribili attimi della scossa da lui stesso vissuti:
Era il quinto giorno di Giugno, Sabato vigilia della SS. Pentecoste, sesta del nostro insigne Collegio di S. Spirito nella Chiesa di S. Maria di Costantinopoli, quando io, Abate del medesimo [Collegio, ndr], preparavami per andarvi à celebrare la solennità de’ primi Vespri. […]. Ed ecco, che sonate le 20. hore, sentii una grande scossa alla stanza. […] ed in un subito (erano le venti hore, e mezza) senza accorgermi di altra scossa, vidi precipitarmi addosso la soffitta, e tetto della stanza… [Sarnelli 1688, pp.70-71].